L’Italia entrerà nel Board of Peace con il ruolo di osservatore. Lo ha deciso l’Aula della Camera dei Deputati, che ha approvato la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani: 183 voti favorevoli e 122 contrari. Una scelta che apre un nuovo capitolo della politica estera italiana sul dossier Gaza, ma che accende anche un duro scontro politico.
Tajani: “Gaza è cruciale per la sicurezza nazionale”
Dopo il vertice a Palazzo Chigi con la premier Giorgia Meloni e i leader del centrodestra, Tajani ha spiegato in Aula perché l’Italia non intende restare fuori dall’organismo proposto dal presidente Usa Donald Trump.
“La crisi di Gaza incide sulla stabilità regionale, sulle rotte commerciali e sulla nostra sicurezza nazionale”, ha detto il ministro, sottolineando come l’assenza italiana “rinnegherebbe il ruolo di primo piano svolto per il cessate il fuoco”. La prima riunione operativa del Board è prevista giovedì a Washington.
Perché solo osservatori
La scelta della partecipazione come osservatori non è casuale. Secondo il governo, alcune parti dello Statuto del Board entrano in conflitto con l’articolo 11 della Costituzione, che consente limitazioni di sovranità solo in condizioni di parità tra Stati. Il Board, invece, attribuisce un ruolo centrale e decisivo al suo Chairman, lo stesso Trump, rendendolo un organismo non paritario.
“Vogliamo essere presenti, ma senza violare i nostri principi costituzionali”, ha chiarito Tajani, ricordando che anche la Commissione europea parteciperà come osservatore.
“Non ci sono alternative credibili al piano Usa”
Secondo il ministro degli Esteri, il piano americano resta l’unico percorso realistico: prevede la de-radicalizzazione di Gaza, la fine del controllo di Hamas, la ripresa degli aiuti umanitari con il coinvolgimento dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e una riforma dell’Autorità Palestinese. “Chi pensa che esistano alternative concrete non fa i conti con la realtà”, ha affermato.
L’Italia, ha aggiunto Tajani, continuerà il suo impegno umanitario e di sicurezza, dalla formazione delle forze di polizia palestinesi alla missione a Rafah, fino al programma Food for Gaza.
La dura opposizione: “No al Board of Peace”
Le opposizioni hanno presentato una risoluzione unitaria per dire no a qualsiasi forma di partecipazione al Board, giudicato incompatibile con la Costituzione e con il diritto internazionale. Secondo Pd, M5s e Avs, l’organismo rischia di indebolire l’Onu e di sostituire il multilateralismo con una governance dominata dagli Stati Uniti.
In Aula non sono mancate tensioni e proteste. Tajani ha replicato duramente: “Ho sentito critiche, ma nessuna proposta alternativa”. Dalle opposizioni, invece, è arrivata l’accusa di “fedeltà a Trump” e di uno strappo alla tradizionale collocazione internazionale dell’Italia.
Una scelta che divide
La partecipazione italiana al Board of Peace nasce con l’obiettivo dichiarato di contribuire alla pace e alla soluzione dei due Stati, ma il dibattito resta aperto. Tra sicurezza, Costituzione e equilibri globali, la decisione del Parlamento segna un passaggio delicato: l’Italia sceglie di esserci, ma senza sedersi al tavolo delle decisioni. E lo scontro politico promette di continuare.
17/02/2026








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