L’emergenza smog non si ferma. Anzi, continua a pesare sulla salute di milioni di persone che vivono nelle città italiane. A dirlo sono i dati definitivi 2025 del progetto Cambiamo aria”, che fotografano una situazione ancora fortemente critica: in molte città i limiti di legge vengono superati e la distanza dagli standard europei e dalle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità resta allarmante**.
Lo studio è promosso da Isde Italia insieme all’Osservatorio Mobilità urbana sostenibile di Kyoto Club e alla Clean Cities Campaign.
Pm2,5: Milano, Torino e Padova oltre ogni soglia
Il dato più preoccupante riguarda il Pm2,5, il particolato fine che riesce a penetrare in profondità nei polmoni e nel sangue. Nel 2025 Milano, Torino e Padova registrano medie annue ben superiori alle soglie di sicurezza: quasi il doppio del futuro limite Ue e addirittura quattro volte quello raccomandato dall’Oms.
Ancora più impressionanti i giorni di superamento dei valori consigliati dall’Oms: 206 giorni a Milano, 173 a Torino e 165 a Padova. In pratica, aria malsana per oltre metà dell’anno.
NO2 e Pm10: il problema è ovunque
Male anche il biossido di azoto (NO2), legato soprattutto al traffico. In tutte le città analizzate i limiti giornalieri Oms vengono superati per almeno metà dell’anno. Le peggiori sono Palermo, Catania e Genova, tutte città portuali, con punte fino a 356 giorni di sforamento. Anche Roma, Milano e Torino respirano aria inquinata quasi tutto l’anno.
Per il Pm10, nessuna città si salva: Palermo, Milano e Napoli superano il limite giornaliero Oms rispettivamente per 100, 94 e 86 giorni l’anno.
Un’emergenza sanitaria
Secondo il report, l’inquinamento atmosferico è il principale rischio ambientale per la salute in Europa. È associato a malattie respiratorie, cardiovascolari e neurologiche. Nelle 27 città analizzate si stimano 6.731 morti premature attribuibili al Pm2,5: circa l’8% della mortalità non traumatica negli adulti. A Milano l’impatto arriva al 14%.
“Questi decessi sarebbero in gran parte evitabili”, spiega Roberto Romizi, “riducendo l’inquinamento verso le soglie Oms”. Per Paolo Bortolotti, i nuovi limiti europei “non sono un obiettivo lontano, ma il minimo indispensabile per proteggere la salute”.
Cosa chiedono gli esperti
Isde Italia, Kyoto Club e Clean Cities chiedono:
- il rapido recepimento della direttiva Ue 2024/2881
- investimenti su trasporto pubblico e mobilità sostenibile
- meno traffico privato
- edifici più efficienti ed energia pulita
Il messaggio finale è chiaro: l’inquinamento dell’aria è un rischio evitabile. Continuare a rimandare significa accettare malattie, morti e costi enormi che ricadranno sulle città e sulle generazioni future. Cambiare aria, ormai, non è più una scelta: è una responsabilità immediata.
16/02/2026







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