Un’Europa più unita, più forte e capace di difendersi da sola. È il messaggio lanciato da Mario Draghi da Aquisgrana, nel giorno in cui ha ricevuto il prestigioso Premio Carlo Magno, riconoscimento assegnato alle personalità che hanno contribuito all’integrazione europea.
Nel suo intervento, l’ex presidente della Banca centrale europea ha dipinto uno scenario internazionale radicalmente cambiato: gli Stati Uniti, storici garanti della sicurezza occidentale, vengono definiti “imprevedibili”, mentre l’Europa appare fragile, lenta e incapace di reagire con efficacia alle crisi geopolitiche ed economiche.
“Il tempo del pericolo è anche il tempo del risveglio”, ha affermato Draghi nel neogotico municipio della città tedesca, invitando l’Unione europea a trasformare la propria vulnerabilità in occasione di rilancio politico e strategico.
Secondo Draghi, il modello decisionale dell’Unione a 27 Stati mostra ormai tutti i suoi limiti. Per affrontare le nuove sfide globali — dalla difesa comune alla competitività industriale, fino alla sicurezza energetica — serve un salto di qualità istituzionale. Da qui l’appello a “superare l’Europa a 27”, costruendo un nucleo più integrato e capace di agire rapidamente.
Il discorso dell’ex premier italiano arriva in una fase delicata per il continente: la guerra in Ucraina, le tensioni commerciali globali, la crescente competizione con Cina e Stati Uniti e il ritorno delle politiche protezionistiche stanno ridefinendo gli equilibri internazionali.
Draghi ha insistito soprattutto sulla necessità di una difesa europea autonoma. “Dobbiamo difenderci tra noi”, ha sottolineato, lasciando intendere che l’ombrello strategico americano non può più essere considerato scontato come in passato.
Parole che hanno immediatamente acceso il dibattito politico europeo. Per molti osservatori, il discorso di Aquisgrana rappresenta uno dei più netti richiami degli ultimi anni verso una rifondazione dell’Unione europea, non più soltanto come progetto economico, ma come soggetto politico e militare.
Il Premio Carlo Magno, assegnato in passato a figure come Angela Merkel, Emmanuel Macron e Papa Francesco, assume così anche un valore simbolico: quello di un passaggio di testimone a una nuova fase dell’integrazione europea.
Draghi, premiato “per il suo contributo decisivo alla stabilità europea”, ha scelto di guardare oltre il riconoscimento personale. Più che celebrare il passato, il suo intervento è apparso come un appello urgente al futuro dell’Europa.
15/05/2026







Inserisci un commento