La Commissione Ue: «Seguiamo attentamente gli sviluppi». Il provvedimento, già approvato dal Senato e ora alla Camera, amplia le specie cacciabili, allunga i calendari venatori e riduce il peso dei pareri scientifici.
ROMA – La Commissione europea accende i riflettori sul disegno di legge sulla caccia approvato dal Senato e ora all'esame della Camera. Da Bruxelles arriva un messaggio prudente ma chiaro: il provvedimento è monitorato con attenzione.
«Stiamo seguendo attentamente la questione e ne seguiremo gli sviluppi», ha dichiarato la portavoce della Commissione europea Anna-Kaisa Itkonen durante il briefing con la stampa nella capitale belga. L'esecutivo comunitario, pur evitando di entrare nel merito di una normativa ancora in discussione, ha confermato di essere in contatto con le autorità italiane.
«Il testo è ancora in fase di bozza – ha spiegato Itkonen – e un eventuale commento sulla legislazione relativa alla caccia sarà possibile solo una volta concluso l'iter legislativo italiano».
Le preoccupazioni di Bruxelles
Il dibattito attorno al ddl 1552 si è intensificato nelle ultime settimane. Secondo numerosi osservatori e associazioni ambientaliste, alcune disposizioni potrebbero entrare in conflitto con le direttive europee in materia di tutela della biodiversità, degli habitat naturali e dell'avifauna.
Il rischio evocato dalle opposizioni è quello di una possibile procedura di infrazione nei confronti dell'Italia qualora la normativa dovesse risultare incompatibile con il quadro europeo.
L'attacco delle opposizioni
Tra le voci più critiche c'è quella di Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde.
«La Commissione europea conferma quello che denunciamo da mesi: il governo rischia di violare le direttive europee su habitat, uccelli e biodiversità», afferma Bonelli, che accusa l'esecutivo di voler trasformare «parchi, spiagge, aree protette e demanio in territori di caccia».
Secondo il parlamentare, il disegno di legge rappresenterebbe una concessione alle richieste del mondo venatorio e potrebbe esporre il Paese a nuove contestazioni da parte dell'Unione europea.
Cosa cambia con il ddl 1552
Presentato dai senatori Malan, Romeo, Gasparri e Salvitti, il disegno di legge modifica in modo profondo la legge 157 del 1992, che per oltre trent'anni ha rappresentato il principale riferimento normativo per la tutela della fauna selvatica.
Il testo introduce il concetto di "gestione" della fauna, riconoscendo la caccia come attività legata alla tradizione nazionale e come possibile strumento di equilibrio ambientale.
Uno dei cambiamenti più significativi riguarda il ruolo delle Regioni, che vedrebbero ampliati i propri poteri nella gestione venatoria, dagli impianti di cattura agli appostamenti fissi.
Particolarmente contestata è inoltre la revisione del ruolo dell'ISPRA. I pareri dell'Istituto sui calendari venatori e sulle specie cacciabili non avrebbero più carattere vincolante e le Regioni potrebbero discostarsene facendo riferimento ad altre fonti scientifiche europee.
Più specie cacciabili e calendari estesi
Il ddl prevede l'inserimento dell'oca selvatica e del piccione selvatico tra le specie cacciabili. Viene inoltre eliminato l'obbligo del parere ISPRA per estendere l'attività venatoria oltre la tradizionale chiusura di fine febbraio.
La riforma elimina i limiti numerici per i richiami vivi allevati in cattività e cancella il tetto massimo agli appostamenti fissi, introducendo una maggiore liberalizzazione delle attività venatorie.
Tra le novità figurano anche:
- l'uso dei visori termici e digitali per la caccia agli ungulati;
- la possibilità di braccata al cinghiale sulla neve;
- nuove regole per i valichi montani;
- l'estensione delle attività di controllo faunistico;
- la trasformazione delle aziende faunistico-venatorie in attività con finalità di lucro.
Il provvedimento apre inoltre alla caccia nelle aree del demanio forestale, mentre il demanio marittimo resta escluso.
Il nodo del lupo e della fauna selvatica
Il lupo rimane formalmente una specie protetta e continua a essere escluso dall'attività venatoria. Tuttavia, il disegno di legge prevede la possibilità di abbattimenti nell'ambito di specifici piani di contenimento, un'ipotesi che ha suscitato forti reazioni da parte del mondo ambientalista.
Il controllo della fauna viene inoltre esteso a tutte le specie selvatiche e agli animali domestici inselvatichiti, coinvolgendo anche imprenditori agricoli, proprietari dei terreni e guardie private.
La posizione della maggioranza
I sostenitori della riforma ritengono invece che l'aggiornamento della normativa sia necessario dopo oltre trent'anni dall'approvazione della legge 157.
Secondo la maggioranza e le associazioni venatorie, il testo non amplia indiscriminatamente le aree di caccia e mantiene il principio secondo cui la fauna selvatica resta patrimonio indisponibile dello Stato. L'obiettivo dichiarato è ridurre il contenzioso amministrativo e adeguare la normativa nazionale alle evoluzioni del quadro europeo.
Il confronto politico e istituzionale resta dunque aperto. Mentre il Parlamento prosegue l'esame del provvedimento, Bruxelles osserva gli sviluppi e il dibattito sulla tutela della biodiversità si conferma uno dei temi più divisivi dell'agenda ambientale italiana.
29/06/2026







Inserisci un commento