La fine dello sconto sulle accise ha riportato sotto i riflettori il costo dei carburanti e,parallelamente, l'impatto che l'aumento della tassazione produce sulle entrate pubbliche. Dal 6 ottobre il taglio applicato al gasolio è terminato e il prezzo alla pompa ha iniziato a risentirne, mentre per lo Stato è aumentato il gettito derivante dalle accise.
Rispetto ai valori registrati il 27 febbraio, prima dell'escalation dei prezzi legata alla guerra in Iran, l'extragettito viene stimato in circa 7 centesimi al litro sulla benzina e 11 centesimi sul diesel. Tradotto nella spesa quotidiana degli automobilisti, su un rifornimento da 40 litri significa circa 2,80 euro in più per la benzina e 4,40 euro per il gasolio.
Le conseguenze si riflettono anche sulle stime mensili. Secondo le proiezioni riportate da Sky TG24 sulla base dei dati Mimit, l'incremento delle entrate potrebbe arrivare a circa 250 milioni di euro al mese, vale a dire quasi 3 miliardi su base annua se il livello rimanesse invariato.
Nel frattempo, il prezzo medio del diesel ha continuato a salire: il 7 ottobre ha raggiunto 2,261 euro al litro sulla rete stradale ordinaria, mentre la benzina è scesa a 2,040 euro.
Il governo sta valutando possibili interventi per contenere il peso dei rincari, comprese le accise mobili. Il meccanismo consentirebbe di utilizzare parte dell'extragettito Iva legato all'aumento dei prezzi energetici per finanziare nuovi sconti. La scelta, però, resta ancora da definire.
Lo stop agli sconti arriva dopo mesi di interventi: secondo un'analisi dei Servizi studi di Camera e Senato, i tagli alle accise adottati dal 19 marzo al 10 settembre sono costati complessivamente 2,0745 miliardi di euro, di cui 689,2 milioni legati al meccanismo dell'accisa mobile.
08/10/2026







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