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MEDIO ORIENTE, CRESCE LA TENSIONE

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Si moltiplicano i segnali di irrigidimento internazionale attorno al conflitto in Medio Oriente, mentre emergono nuove frizioni tra alleati occidentali sulla gestione logistica e militare della crisi. Secondo fonti diplomatiche citate da Reuters, la Francia ha vietato nel fine settimana l’utilizzo del proprio spazio aereo a voli israeliani che trasportavano armi statunitensi destinate al conflitto contro l’Iran.

Si tratterebbe della prima decisione di questo tipo dall’inizio delle ostilità, un segnale che evidenzia cautela crescente anche tra i partner occidentali rispetto a un possibile allargamento del conflitto. Né l’Eliseo né il ministero degli Esteri francese hanno rilasciato commenti ufficiali immediati.

Il caso Sigonella e il “no” italiano

Parallelamente, anche l’Italia ha preso una posizione netta su operazioni militari collegate alla crisi. Nei giorni scorsi, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha negato agli Stati Uniti l’utilizzo della base di Sigonella, in Sicilia, per un’operazione aerea diretta verso il Medio Oriente.

Secondo quanto emerso, il piano di volo di alcuni asset statunitensi prevedeva uno scalo tecnico nella base italiana prima di proseguire verso l’area di conflitto. Tuttavia, le autorità italiane sono state informate quando gli aerei erano già in volo. Le verifiche successive hanno rivelato che non si trattava di missioni logistiche ordinarie, e dunque non rientravano negli accordi bilaterali vigenti.

Il diniego rappresenta un passaggio delicato nei rapporti tra Roma e Washington, evidenziando la volontà italiana di mantenere un controllo rigoroso sull’uso delle proprie infrastrutture militari in un contesto altamente sensibile.

Hormuz, nuova pressione iraniana

Sul fronte opposto, Teheran continua a rafforzare la propria posizione strategica. Il parlamento iraniano ha approvato l’introduzione di un pedaggio per le navi in transito nello Stretto di Hormuz, riaffermando quello che definisce il proprio “ruolo sovrano” su uno dei punti nevralgici del commercio energetico globale.

La misura potrebbe avere ripercussioni significative sui mercati internazionali e sulle rotte commerciali, aumentando ulteriormente la tensione nella regione.

La posizione degli Stati Uniti

Nel frattempo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si sarebbe detto pronto a porre fine al conflitto anche senza una riapertura immediata dello Stretto di Hormuz, lasciando intendere una possibile accelerazione diplomatica o militare per chiudere la crisi.

Uno scenario sempre più frammentato

Gli ultimi sviluppi mostrano un quadro internazionale sempre più complesso e frammentato. Le decisioni di Francia e Italia segnalano un atteggiamento prudente tra gli alleati occidentali, mentre l’Iran rafforza la propria postura strategica e gli Stati Uniti cercano una via d’uscita rapida dal conflitto.

In questo contesto, ogni scelta logistica o diplomatica assume un peso politico rilevante, contribuendo a ridefinire gli equilibri non solo regionali ma globali.

31/03/2026

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