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GUERRA USA-IRAN, 14° GIORNO

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La guerra tra Stati Uniti e Iran entra nel quattordicesimo giorno con nuovi episodi di violenza, tensioni internazionali e timori per la sicurezza delle rotte energetiche globali. Le ultime ore sono state segnate da esplosioni a Teheran durante un corteo pro-governativo, dall’intercettazione di un altro missile nei cieli della Turchia e da nuove mosse militari degli Stati Uniti in Medio Oriente.

Esplosioni durante il corteo a Teheran

Momenti di panico nella capitale iraniana, dove alcune esplosioni hanno colpito un corteo pro-regime a cui partecipavano importanti esponenti politici del Paese, tra cui Ali Larijani, il presidente Masoud Pezeshkian e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Secondo le prime informazioni, le detonazioni sono avvenute nelle vicinanze della manifestazione, provocando vittime e feriti e aumentando ulteriormente il clima di tensione nella capitale.

Il raduno era stato organizzato come dimostrazione di sostegno al governo in pieno conflitto regionale. Gli attacchi, avvenuti mentre i leader erano presenti nell’area, hanno costretto le autorità a rafforzare immediatamente le misure di sicurezza.

Missili intercettati in Turchia

Sul fronte militare regionale, la NATO ha abbattuto un terzo missile diretto verso la Turchia, secondo quanto riferito dal ministero della Difesa turco. Il missile, partito dal territorio iraniano, è stato neutralizzato dai sistemi di difesa dell’alleanza atlantica nello spazio aereo turco.

Ankara ha chiesto chiarimenti a Teheran sull’episodio, sottolineando di non voler essere trascinata direttamente nel conflitto ma avvertendo che ulteriori attacchi potrebbero portare a una risposta militare.

Lo Stretto di Hormuz al centro della crisi energetica

Grande attenzione internazionale resta concentrata sullo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti al mondo per il trasporto di petrolio. La guerra ha già ridotto drasticamente il traffico navale e provocato un forte aumento dei prezzi dell’energia.

Secondo alcune informazioni diplomatiche, sarebbe stato garantito il passaggio ad alcune navi dirette verso l’India, ma la situazione rimane estremamente fragile e sotto osservazione da parte dei mercati energetici globali.

Nuove mosse militari degli Stati Uniti

Sul piano militare, Washington avrebbe deciso di inviare circa 10.000 droni di origine ucraina in Medio Oriente, nel tentativo di rafforzare le capacità operative dei propri alleati nella regione e contrastare gli attacchi iraniani con missili e droni.

Nel frattempo il bilancio delle vittime tra le forze americane continua a crescere: almeno 11 militari statunitensi risultano morti dall’inizio dell’escalation, mentre il Pentagono segnala anche numerosi feriti.

Il nodo del nucleare

Sul fronte diplomatico è intervenuto anche il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), Rafael Grossi, che si trova a Mosca per colloqui con le autorità russe.

Grossi ha dichiarato che non esistono prove definitive sul fatto che l’Iran stesse sviluppando un’arma nucleare, sottolineando la necessità di mantenere aperti i canali di verifica e dialogo internazionale.

Una crisi sempre più globale

Il conflitto, iniziato con bombardamenti mirati contro infrastrutture militari iraniane, sta ormai producendo effetti globali: mercati energetici instabili, rischio di allargamento regionale e crescenti pressioni diplomatiche per fermare l’escalation.

Con attacchi, rappresaglie e nuove alleanze militari in movimento, il quattordicesimo giorno di guerra conferma che la crisi tra Washington e Teheran resta una delle più pericolose del panorama geopolitico attuale.

 

13/03/2026

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