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Emergenza abitativa in Italia e in Europa: affitti sempre più cari e case difficili da trovare

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La crisi abitativa è diventata una questione centrale in molti Paesi europei. L’aumento dei canoni di locazione, il costo crescente degli immobili e la difficoltà di trovare abitazioni accessibili stanno alimentando proteste e dibattiti politici, soprattutto nelle grandi città. In Italia, come nel resto del continente, giovani, studenti e famiglie con redditi limitati devono fare i conti con un mercato sempre più complesso, mentre le istituzioni cercano soluzioni per rendere la casa nuovamente accessibile.

A riportare il tema al centro dell’attenzione europea è stata anche la situazione spagnola, segnata da manifestazioni contro il caro affitti e da casi emblematici di sfratti. A Madrid, la vicenda di Maricarmen Abascal, 87 anni, ha suscitato particolare indignazione: dopo aver abitato per circa settant’anni nello stesso appartamento, l’anziana ha dovuto affrontare un aumento del canone mensile da 500 a 2.650 euro. Nonostante un successivo accordo, la donna è morta senza riuscire a tornare nella propria abitazione.

I dati mostrano quanto sia cresciuta la pressione sul mercato immobiliare spagnolo. Dal 2016, gli affitti sono aumentati dell’82,7% a Madrid e del 94,9% a Barcellona, mentre gli stipendi hanno registrato una crescita di circa il 45%. Nella capitale spagnola, secondo le rilevazioni di Idealista, il canone medio ha raggiunto i 23,3 euro al metro quadrato al mese: per un appartamento di cento metri quadrati si arriva quindi a circa 2.330 euro mensili. Anche il mercato delle compravendite continua a salire, con prezzi delle abitazioni cresciuti del 12,9% su base annua nel primo trimestre del 2026.

La difficoltà di trovare una casa a costi sostenibili, tuttavia, non riguarda soltanto la Spagna. Secondo Eurostat, nel secondo trimestre del 2026 i prezzi delle abitazioni nell’Unione europea sono aumentati del 4,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre i canoni di locazione sono saliti del 3%. Anche il confronto con il trimestre precedente conferma la tendenza al rialzo: le case sono diventate più care dell’1,2% e gli affitti dello 0,7%.

In Italia il quadro presenta alcune differenze. Nel terzo trimestre del 2026, i prezzi delle abitazioni hanno registrato una flessione dell’1,1%, attestandosi su una media di 2.031 euro al metro quadrato. Il confronto annuale rimane però positivo, con un incremento del 3,3% rispetto a settembre 2025. Per quanto riguarda gli affitti, le quotazioni rilevate da Idealista risultano invece sostanzialmente stabili su base mensile.

Un cambiamento significativo riguarda la composizione dell’offerta. Negli ultimi dieci anni, gli annunci relativi alle locazioni transitorie sono passati dall’1,6% al 31,4%, mentre le disponibilità per gli affitti a lungo termine sono diminuite del 34,8%. Nelle principali città universitarie emergono inoltre situazioni differenti: a Milano i canoni di bilocali e trilocali sono scesi del 6%, a Roma sono rimasti stabili e a Napoli si registra una diminuzione per tutte le tipologie considerate.

Tra i fattori discussi nel dibattito europeo ci sono anche le locazioni turistiche e gli immobili lasciati vuoti. Secondo il commissario europeo all’Energia Dan Jorgensen, gli affitti brevi e le seconde case non rappresentano da soli la causa principale della crisi, ma possono contribuire ad aggravare il problema in alcune grandi città. La strategia europea punta quindi ad ampliare l’offerta abitativa, favorire gli investimenti e contrastare le dinamiche speculative, prestando attenzione alle fasce della popolazione più esposte.

A settembre la Commissione europea ha presentato la proposta di regolamento denominata Affordable Housing Act. Tra le misure ipotizzate figura la possibilità per le autorità locali di individuare aree caratterizzate da una forte pressione abitativa, sulla base del rapporto tra prezzi delle case e redditi disponibili. In questi territori potrebbero essere introdotte limitazioni alle locazioni turistiche, con l’obiettivo di tutelare la disponibilità di alloggi per i residenti. La proposta ha però incontrato resistenze da parte di alcuni governi e gruppi politici europei.

Il caso portoghese evidenzia, inoltre, quanto sia difficile individuare un’unica soluzione. A Lisbona, negli ultimi tre anni, il numero di appartamenti destinati agli affitti brevi è diminuito del 40% in seguito a regole più severe sulle licenze e a controlli rafforzati. Nonostante ciò, i prezzi delle abitazioni in Portogallo sono aumentati del 16,5% su base annua e la capitale continua a essere considerata una delle città maggiormente esposte alla pressione immobiliare. Nell’arco di dieci anni, gli affitti lisbonesi sono cresciuti del 103%.

Anche in Italia si discute di possibili interventi. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha indicato diverse ipotesi, tra cui incentivi per l’acquisto della prima casa destinati agli under 36, modifiche al trattamento fiscale delle operazioni immobiliari e una possibile riduzione dell’IVA sugli affitti degli immobili residenziali, con esclusione delle abitazioni di lusso.

La sfida, per l’Italia e per l’Europa, consiste nel trovare un equilibrio tra nuove costruzioni, investimenti, regole di mercato e sostegni economici. L’obiettivo è aumentare la disponibilità di alloggi senza trascurare le esigenze dei residenti, soprattutto nelle aree urbane dove il costo della casa rischia di diventare un ostacolo alla mobilità, allo studio e all’accesso al lavoro.

09/10/2026

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