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Carate Brianza, il paradosso della Folgore: conquista la Serie C, ma il Comune la ferma con una firma che non arriva

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Ci sono vicende in cui la burocrazia è semplicemente burocrazia. E ce ne sono altre in cui una firma, un'autorizzazione o una pratica amministrativa finiscono per raccontare qualcosa di molto più grande: il rapporto tra istituzioni, territorio, sport e capacità di accompagnare la crescita di una realtà locale.

Quello che sta accadendo a Carate Brianza appartiene certamente alla seconda categoria.

La Folgore Caratese ha conquistato sul campo la Serie C, riportando il calcio professionistico in città dopo una lunghissima assenza e diventando protagonista di quello che, senza troppe esagerazioni, può essere definito un piccolo miracolo sportivo.

Un risultato che avrebbe dovuto trasformarsi in una festa collettiva. Una squadra che sale tra i professionisti, una città che torna sulla mappa del calcio nazionale, famiglie e giovani che possono vivere da vicino un campionato professionistico.

E invece, alla vigilia dell'esordio casalingo del 24 agosto contro la Dolomiti Bellunesi, il clima è completamente diverso.

La vicenda dello stadio ha aperto uno scontro durissimo tra la società guidata da Michele Criscitiello e l'amministrazione comunale del sindaco Luca Veggian.

Il risultato, al di là delle ricostruzioni e delle rispettive responsabilità, è uno solo: la Folgore Caratese non potrà disputare a Carate Brianza quella che avrebbe dovuto essere la sua prima storica partita casalinga in Serie C e sarà costretta a giocare a Zanica, in provincia di Bergamo.

Ed è proprio da qui che occorre partire.

Una società arriva tra i professionisti. Ma la città era pronta?

È il primo interrogativo che merita una risposta.

La promozione della Folgore Caratese non è arrivata improvvisamente in una mattina d'agosto. È il risultato di un percorso sportivo costruito nel tempo, accompagnato da investimenti e da una crescita progressiva della società.

Negli ultimi anni il club ha assunto la gestione del complesso sportivo e ha avviato interventi sull'impianto con l'obiettivo di adeguarlo a standard sempre più elevati.

Poi è arrivata la Serie C.

Ed è proprio nel momento in cui quel salto di qualità è diventato realtà che qualcosa sembra essersi inceppato.

Perché una domanda appare inevitabile: come è stato possibile da parte del comune arrivare alla settimana dell'esordio senza aver definito e risolto tutte le questioni necessarie per consentire alla squadra di giocare nel proprio stadio?

Il sindaco Luca Veggian ha fornito la propria ricostruzione della vicenda. Una ricostruzione che, a nostro avviso, lascia ancora aperti diversi interrogativi e non appare sufficiente a chiudere il caso.

Allo stesso modo, meritano chiarimenti i tempi e le modalità con cui sono state affrontate le problematiche amministrative e tecniche, così come il ruolo degli uffici competenti, a partire dal settore Edilizia Privata e Urbanistica guidato da Cristina Princiotta.

Le domande, dunque, rimangono.

Quali iniziative sono state assunte dal Comune nei mesi di luglio e agosto per evitare di arrivare a pochi giorni dall'esordio senza una soluzione?

E soprattutto: perché non è stato istituito con largo anticipo un tavolo operativo permanente tra amministrazione, società, tecnici e autorità competenti?

Sono domande legittime che meritano risposte altrettanto precise.

Una in particolare: amministrare significa anche programmare, coordinare, prevenire e trovare, nel rispetto della legge, le soluzioni possibili prima che un problema diventi un'emergenza? 

Ed è esattamente su questo terreno che la vicenda della Folgore Caratese assume una dimensione politica.

Perché se una società del territorio sta per compiere uno storico salto nel professionismo, l'interesse pubblico dovrebbe essere quello di accompagnare quel percorso, individuando con mesi di anticipo ogni possibile ostacolo, così come ha fatto la Folgore migliorando il proprio stadio per tempo e ricevendo addirittura il benestare dei Vigili del Fuoco e della FIgc.

Oggi esistono elementi tecnici favorevoli alla Folgore e interlocuzioni positive con gli organismi competenti, compreso il parere dei Vigili del Fuoco quindi diventa ancora più importante spiegare pubblicamente quali siano stati gli ostacoli realmente insuperabili e perché non sia stato possibile superarli per tempo

C'è un aspetto importante che rischia di essere dimenticato nel rumore delle polemiche.

La Folgore Caratese non rappresenta soltanto una prima squadra.

La società ha investito nelle strutture, ha lavorato sul settore giovanile e ha costruito negli anni un progetto sportivo capace di offrire opportunità ai ragazzi del territorio.

Oggi porta il nome di Carate Brianza nel calcio professionistico nazionale.

Questo significa visibilità, movimento di persone, attenzione mediatica, attività economica, aggregazione sociale e promozione del territorio.

Un patrimonio che un'amministrazione dovrebbe considerare una risorsa.

E invece, nel momento che avrebbe dovuto rappresentare il simbolo di questa crescita, la squadra è costretta ad abbandonare temporaneamente la propria città per giocare altrove.

Qualunque sarà la distribuzione finale delle responsabilità amministrative, questo rappresenta un fallimento per il territorio.

Perché quando un progetto privato produce un risultato che genera valore anche per la collettività, istituzioni e società dovrebbero avere la capacità di lavorare insieme.

Non significa concedere scorciatoie.

Significa evitare che le criticità vengano scoperte quando ormai è troppo tardi.

A pagarne il prezzo, alla fine, non sono soltanto la Folgore Caratese o Luca Veggian.

Lo pagano i tifosi.

Lo pagano le famiglie.

Lo pagano i ragazzi del settore giovanile.

Lo pagano i bambini che immaginavano di entrare nello stadio della propria città per assistere a una storica partita di Serie C.

E lo paga soprattutto l'immagine di Carate Brianza.

Sarebbe facile ridurre tutto all'ennesima lite del calcio italiano, a uno scontro tra una società e un'amministrazione comunale.

Ma sarebbe un errore.

Qui il tema è molto più ampio.

Si parla del rapporto tra investimento privato e amministrazione pubblica.

Si parla della capacità di un Comune di accompagnare un progetto che produce sport, aggregazione e attività economica.

Si parla della gestione e della valorizzazione di un patrimonio sportivo.

E, soprattutto, si parla della capacità della macchina pubblica di trasformare un successo del territorio in un'opportunità anziché lasciare che diventi un problema.

La Folgore Caratese, nel frattempo, ha fatto la cosa più difficile che una società sportiva possa fare: ha vinto sul campo.

Ha conquistato la Serie C.

Ha portato il nome di Carate Brianza nel calcio professionistico.

Ha costruito entusiasmo intorno a una squadra e a una città.

Adesso, però, serve rispetto per i sacrifici.

Perché rimane una domanda semplicissima, alla quale qualcuno prima o poi dovrà rispondere:

se una squadra conquista il diritto di portare Carate Brianza in Serie C e alla sua prima storica partita casalinga è costretta ad andare a giocare in un'altra provincia, chi ha perso davvero?

Probabilmente non ha perso soltanto la Folgore.

Ha perso Carate Brianza.

E proprio per questo la città merita di sapere, fino in fondo, come sia stato possibile arrivare a questo punto.

22/08/2026

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