In un momento delicato per il calcio italiano, Andrea Montemurro, presidente della Confederazione Calcistica Italiana, analizza il confronto tra FIGC e CONI. Forte di una lunga esperienza nella governance sportiva, Montemurro affronta in questa intervista il presente e guarda al futuro di un calcio chiamato a rinnovarsi tra regole, autonomia, innovazione e nuove forme di partecipazione.
Presidente Montemurro, il calcio italiano sta vivendo un momento particolarmente delicato nei rapporti tra FIGC e CONI. Come giudica questa situazione?
«È una situazione che va affrontata con grande senso di responsabilità. Quando si parla di FIGC e CONI non parliamo semplicemente di due istituzioni sportive, ma di organismi che rappresentano una parte fondamentale dello sport italiano. In momenti come questo credo sia necessario abbassare i toni e lasciare che siano le norme e gli organi competenti a dare le risposte.»
Il 6 ottobre Giunta e Consiglio Nazionale del CONI affronteranno il caso FIGC. Si parla apertamente anche dell'ipotesi di commissariamento.
«È una decisione estremamente importante e proprio per questo credo che qualsiasi valutazione debba essere fondata esclusivamente sulle regole e sui fatti. Esistono interpretazioni giuridiche differenti e sarà compito degli organismi preposti valutarle. Da uomo di sport penso però che l'obiettivo finale debba essere uno: tutelare la credibilità e la stabilità del sistema.»
Il presidente del CONI Luciano Buonfiglio ha utilizzato parole molto nette sul rispetto delle regole.
«Il rispetto delle regole deve essere sempre il punto di partenza. Allo stesso tempo, in una vicenda così complessa è importante garantire a tutte le parti la possibilità di rappresentare le proprie ragioni. Le istituzioni sportive devono dimostrare proprio nei momenti difficili di possedere equilibrio, autonomia e capacità di confronto.»
UEFA e CONI hanno richiamato, da prospettive diverse, il tema dell'autonomia dell'ordinamento sportivo. Quanto è importante?
«Moltissimo. Il calcio italiano fa parte di un sistema nazionale ma anche di un sistema internazionale. Autonomia, rispetto delle norme e corretti rapporti istituzionali devono riuscire a convivere. Trasformare la vicenda in uno scontro personale sarebbe un errore: bisogna riportare tutto sul terreno istituzionale.»
Conosce bene le dinamiche federali. Secondo lei questa vicenda evidenzia un problema più generale di governance del calcio italiano?
«Al di là del singolo episodio, credo che il calcio italiano abbia bisogno da tempo di interrogarsi sul proprio modello di governance. Il mondo è cambiato, lo sport è cambiato e anche il modo di praticare calcio è profondamente cambiato. Le istituzioni devono essere capaci di evolversi con la stessa velocità.»
Cosa intende?
«Non possiamo pensare che il calcio sia soltanto quello professionistico che vediamo in televisione. Esiste un universo enorme fatto di settore giovanile, dilettanti, calcio femminile, inclusione, discipline alternative e nuove modalità di praticare questo sport. Tutto questo movimento deve trovare maggiore spazio e rappresentanza ed è quello che facciamo nella Confederazione Calcistica iIaliana.»
Quindi auspica un dialogo maggiore tra le diverse realtà?
«Assolutamente sì. Il calcio del futuro dovrà essere più aperto. Federazioni, enti, leghe, associazioni e organizzazioni che lavorano seriamente sul territorio possono avere ruoli differenti ma contribuire allo stesso obiettivo: far crescere lo sport.»
Quale dovrebbe essere allora la priorità una volta risolta questa vicenda?
«Tornare a parlare di calcio. Di giovani, infrastrutture, sostenibilità delle società, formazione, inclusione, nuove discipline e competitività internazionale. Le questioni istituzionali sono importanti, ma devono servire a costruire il futuro dello sport, non diventare il centro permanente del dibattito.»
Presidente, in una frase: cosa serve oggi al calcio italiano?
«Meno contrapposizioni e più progettualità. Le regole vanno rispettate, le istituzioni tutelate, ma contemporaneamente bisogna avere il coraggio di costruire un calcio più moderno, inclusivo e aperto alle nuove forme attraverso cui milioni di persone vivono questo sport. Le guerre nel mondo del calcio rappresentano una sconfitta per tutti gli appassionati che credono nella disciplina»
02/10/2026








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