A diciotto mesi dall’entrata in vigore del Decreto legge sulle liste d’attesa, per i cittadini non si vedono ancora risultati concreti. È il giudizio netto della Fondazione Gimbe, che nell’ultima analisi indipendente boccia lo stato di attuazione della norma e punta il dito contro ritardi, dati poco trasparenti e strumenti ancora inefficaci.
Secondo Gimbe, “dopo fiumi di annunci e dichiarazioni ufficiali il DL 73/2024 non ha prodotto alcun beneficio concreto per cittadini e pazienti”. Il problema principale è che mancano ancora due decreti attuativi fondamentali, senza i quali il provvedimento resta incompleto.
Nel dettaglio, al 1° febbraio 2026 risultano pubblicati in Gazzetta Ufficiale quattro dei sei decreti previsti, mentre restano bloccati:
· il decreto sulla definizione del fabbisogno di personale del Servizio sanitario nazionale;
· quello sulle linee di indirizzo per la gestione delle disdette e l’ottimizzazione delle agende di prenotazione da parte dei Cup.
Due tasselli chiave per incidere davvero sui tempi di attesa.
Nel frattempo, i numeri raccontano un sistema complesso ma poco leggibile. Nel 2025 sono state erogate 57,8 milioni di prestazioni, di cui 24,2 milioni di prime visite specialistiche e 33,6 milioni di esami diagnostici. Tuttavia, la Piattaforma nazionale per le liste d’attesa (Pnla) – lo strumento pensato per monitorare la situazione – secondo Gimbe non è utile ai cittadini.
“La piattaforma – spiega la Fondazione – utilizza indicatori incomprensibili, non consente di capire dove si concentrano i ritardi, né di distinguere tra Regioni, Aziende sanitarie, pubblico e privato accreditato o tra prestazioni erogate dal Ssn e in intramoenia”. Un aspetto non secondario, visto che si stima che circa il 30% delle prestazioni venga erogato in intramoenia.
La prima versione della Pnla è stata lanciata il 26 giugno 2025 e aggiornata con i dati dell’intero anno. Agenas aveva annunciato una versione 2.0 entro fine 2025, con dati consultabili per Regione e una successiva versione 3.0 con informazioni in tempo reale nel 2026. Ma, a oggi, la piattaforma pubblica resta ferma alla versione iniziale, con dati aggregati solo a livello nazionale.
La Pnla monitora 17 visite specialistiche e 95 esami diagnostici. Oltre il 54% delle visite riguarda cinque specialità: oculistica, dermatologia/allergologia, cardiologia, ortopedia e otorinolaringoiatria. Per gli esami diagnostici, invece, la metà delle prestazioni si concentra su soli dieci test, soprattutto ecografie, ecocolordoppler e radiografie.
Un dato che apre anche il tema dell’appropriatezza. “Per le visite specialistiche – osserva Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe – la domanda più elevata riguarda specialità lontane dalle competenze del medico di famiglia. Sugli esami diagnostici, diversi studi internazionali stimano una quota di inappropriatezza di almeno il 30%”.
In sintesi, conclude Gimbe, senza i decreti mancanti e senza una piattaforma davvero trasparente e consultabile, il decreto sulle liste d’attesa rischia di restare una riforma sulla carta, lontana dalle esigenze quotidiane di cittadini e pazienti in attesa di visite ed esami.
03/02/2026







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