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FUOCO SU GERUSALEMME

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Gerusalemme, 8 settembre 2025 – Una tranquilla mattina di settembre si è trasformata in un incubo. All’incrocio di Ramot Junction, sulla linea 62, due uomini armati – provenienti dai villaggi di al-Qubeiba e Qatanna, nella Cisgiordania occupata – hanno fatto fuoco su un autobus e sulla folla, seminando morte e terrore: sei le vittime accertate, tra cui un giovane immigrato spagnolo; decine i feriti, alcuni in condizioni gravi. I due attentatori sono stati neutralizzati da un soldato e un civile armato presenti sulla scena.

Un autobus sfondato da proiettili e il pentimento di chi ha vissuto l’orrore: “Ho pensato di morire”, ha detto Ester Lugasi, sopravvissuta all’attacco, riflettendo il panico collettivo di chi si trovava lì

Reazioni immediate: da Israele, il voto della fermezza

Il premier Benjamin Netanyahu, presente sul luogo, ha deciso lo stato di massima allerta: i villaggi di provenienza dei terroristi sono stati presi d’assedio, in un’operazione di inseguimento tesa a identificare mandanti e complici. Il ministro della Difesa Israel Katz ha definito “atroce” l’attacco e ha promesso ripercussioni “gravi e di vasta portata” in tutto il territorio cisgiordano.

Hamas plaude, l’ANP condanna

Hamas – pur non rivendicando l’azione – ha elogiato i terroristi, definendo la sparatoria una “risposta naturale ai crimini dell’occupazione” e “un’azione eroica”.  La Jihad Islamica si è unita al plauso, suscitando indignazione.

Di tutt’altra natura è la reazione dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), il cui presidente Mahmoud Abbas ha emesso una condanna netta: “Ogni attacco contro civili, siano essi israeliani o palestinesi, è inaccettabile, condanniamo tutte le forme di violenza e terrorismo, a prescindere dalla provenienza”

Il contesto: una guerra che non dà tregua

L’attacco si inserisce in una spirale di violenza che si protrae da quasi due anni, dall’assalto iniziale di Hamas in ottobre 2023, che ha scatenato una guerra devastante. La Striscia di Gaza è martoriata, mentre scontri e attentati si intensificano nella Cisgiordania occupata. Da inizio conflitto, le vittime civili palestinesi superano i 64.000; anche gli israeliani continuano a subire attacchi mortali

Voce della tragedia, barriera della speranza

Mentre la comunità internazionale chiede una de-escalation, l’ennesimo attacco rinfocola la paura: un condannato sanguinoso che non si placa soltanto con parole. Serve un cambio di paradigma, a partire da chi può davvero farlo: il mondo politico, le autorità di Gaza e le leadership che ancora insistono sullo scontro. Chi continuerà a soffrire saranno, come sempre, i civili.

Questo giornale resta fermo nel suo messaggio: la pace è possibile, ma non nascerà da atti di morte. Emerga dalle mani di chi oggi versa sangue sull’asfalto.

 

08/09/2025

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