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SULLE TRACCE DELLA FARINA: IL MOLINO BENINI CELEBRA UN SECOLO DI 'PATTO D'ONORE'

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C'è una Romagna che non si vede dalle autostrade, fatta di polvere bianca, scricchiolii di

legno antico e parole date con una stretta di mano. È la Romagna dei molini, una civiltà che Alessandra Maltoni ha deciso di fissare sulla carta nel suo ultimo libro, "Storia del Molino Benini in Romagna: Cento anni dal patto d'onore".

L'opera non è una semplice cronaca aziendale,       ma       un'indagine antropologica che parte dal 1926, quando i fondatori siglarono quell'accordo morale che ancora oggi regge le fondamenta dello stabilimento di Santo Stefano. In un secolo che ha visto cambiare tutto — dai confini politici alle tecnologie — il Molino Benini è rimasto un punto fermo, un'istituzione che trasforma il chicco di grano in cultura.

Al centro della narrazione emerge la figura  di  Luciano  Ricci,  custode  di  un'etica del lavoro che oggi definiremmo "sostenibile", ma che per lui è semplicemente l'unico modo possibile         di         fare            impresa. "L'innovazione è uno sguardo nuovo sulle cose", scrive l'autrice citando Péguy, ed è proprio questo l'equilibrio che si respira tra i sacchi di farina: macchinari del 1954 che convivono con la ricerca sulle farine moderne come la 'Stramba'.

Il libro dedica ampio spazio alla "memoria dell'acciaio", documentando l'evoluzione dei macchinari che, lungi dall'essere freddi strumenti, sono descritti come esseri pulsanti che conservano l'anima della molitura lenta. Questa tecnica, che evita il surriscaldamento del prodotto, è il segreto di una qualità che i professionisti della ristorazione continuano a cercare.

La presentazione ufficiale, prevista per domenica 17 maggio alle ore 18:00 proprio tra le mura del Molino, sarà un'occasione per riscoprire il senso del luogo. Insieme all'autrice, Luciano Ricci racconterà come si possa ancora oggi, nel 2026, trasformare la promessa in destino.

15/05/2026

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