Roma ha dato l’ultimo saluto a Emma Bonino con una cerimonia laica in Campidoglio, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e di numerosi esponenti delle istituzioni e della politica italiana.
Un appuntamento che ha riunito rappresentanti di schieramenti diversi. Tra i presenti il presidente del Senato Ignazio La Russa, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso, ministri del governo, esponenti del centrosinistra e del mondo radicale. In Campidoglio sono arrivati, tra gli altri, Carlo Nordio, Elly Schlein, Massimo D’Alema, Paolo Gentiloni, Carlo Calenda, Matteo Renzi e Giuseppe Conte.
Ad accogliere le autorità il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, con la fascia tricolore, insieme al leader di Più Europa Riccardo Magi e al deputato Benedetto Della Vedova. Per consentire anche ai cittadini di partecipare, in piazza del Campidoglio è stato allestito un maxi schermo, mentre la cerimonia è stata trasmessa in diretta dalla Rai.
“Emma è stata un esempio”
Tra gli interventi più intensi quello di Carla Taibi, storica assistente di Bonino per gli ultimi 16 anni della sua vita. Nel ricordare la leader radicale, Taibi ha parlato di una donna capace di diventare un punto di riferimento per molte generazioni.
“Emma è stata l’ispirazione di molte ragazze”, ha raccontato, ricordando una personalità tenace, esigente, rigorosa e profondamente preparata. Una donna che studiava ogni questione fino in fondo e che, soprattutto, non si arrendeva.
Nel suo intervento Taibi ha ripercorso alcune delle grandi battaglie che hanno caratterizzato la vita politica di Bonino: i diritti delle donne, la lotta contro l’aborto clandestino e la violenza di genere, i diritti umani, la Corte penale internazionale, il contrasto alla pena di morte, la lotta contro la fame nel mondo, le mutilazioni genitali femminili e i matrimoni forzati. E ancora i diritti dei migranti, lo Stato di diritto e la democrazia.
Battaglie diverse, ma unite, secondo Taibi, da un principio fondamentale: la libertà delle persone di poter scegliere responsabilmente fino alla fine.
Una vittoria costruita nel tempo
Nel ricordare Bonino, Taibi ha sottolineato anche il ruolo di Marco Pannella e del movimento radicale, insieme ai tanti compagni di strada che hanno condiviso quelle battaglie. Un patrimonio politico che Bonino aveva scelto di portare avanti anche attraverso il partito fondato nel nome della sua più grande aspirazione: gli Stati Uniti d’Europa.
Nessuna semplice commemorazione, dunque, avrebbe rappresentato davvero il suo lascito. Secondo Taibi, il modo migliore per ricordarla è continuare a difendere le conquiste ottenute e affrontare quelle ancora incompiute, seguendo il metodo che aveva caratterizzato la sua azione: studio, rigore, ostinazione e non violenza, anche quando le battaglie sembravano impopolari o destinate alla sconfitta.
“Emma ha perso tante volte”, ha ricordato Taibi, ma alla fine “ha vinto”. Non attraverso grandi numeri elettorali o un peso parlamentare sempre proporzionato alle sue idee, ma per la capacità di incidere profondamente sulla società.
Il ricordo dell’Associazione Luca Coscioni
Nel corso delle esequie è intervenuta anche Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni, che ha ricordato l’ultimo periodo della vita di Bonino trascorso a Sabaudia, davanti al mare e con lo sguardo rivolto verso le isole di Ponza, idealmente vicina a Ventotene, luogo simbolo del federalismo europeo.
Gallo ha scelto di legare il ricordo di Bonino a una delle sue battaglie internazionali più importanti: la Corte penale internazionale. Un'istituzione che, secondo la segretaria dell’associazione, oggi deve essere difesa dalle pressioni di chi vorrebbe sostituire il diritto con la legge del più forte.
Anche in questo caso, il messaggio è quello di una battaglia ancora aperta. Una delle tante che Emma Bonino ha lasciato in eredità a chi viene dopo di lei.
Il feretro è stato accompagnato all’uscita del Campidoglio dal presidente Mattarella, dai familiari e dalle altre autorità. La cerimonia ha così segnato non soltanto la conclusione di una vita politica lunga e combattiva, ma anche il riconoscimento di una figura capace di attraversare decenni di storia italiana ed europea lasciando un segno profondo nelle istituzioni, nella società e nella cultura dei diritti.
15/09/2026







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