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HIROSHIMA, 81 ANNI DOPO LA BOMBA ATOMICA

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A ottantuno anni dal bombardamento atomico che cambiò per sempre la storia dell'umanità, Hiroshima è tornata a chiedere con forza un futuro libero dalle armi nucleari. Nel Peace Memorial Park, migliaia di persone, rappresentanti istituzionali e delegazioni provenienti da 121 Paesi e dall'Unione europea hanno partecipato alla tradizionale cerimonia di commemorazione, trasformando il ricordo della tragedia in un messaggio globale di pace.

Alle 8.15 del mattino, l'ora esatta in cui il 6 agosto 1945 il bombardiere statunitense Enola Gay sganciò la prima bomba atomica della storia sulla città giapponese, Hiroshima si è fermata per un minuto di silenzio. L'esplosione provocò oltre 140.000 vittime entro la fine del 1945, mentre tre giorni dopo un secondo ordigno colpì Nagasaki causando almeno altre 74.000 morti, in gran parte civili. Quei due attacchi segnarono la conclusione della Seconda guerra mondiale ma aprirono anche l'era nucleare.

Durante la cerimonia commemorativa, il sindaco Kazumi Matsui ha rivolto un appello ai leader mondiali affinché venga finalmente avviato un percorso concreto verso l'eliminazione delle armi atomiche. Nel suo messaggio ha ricordato che qualsiasi utilizzo di ordigni nucleari nell'attuale contesto internazionale avrebbe conseguenze devastanti per l'intera umanità.

Nel Memoriale della Pace è stato inoltre aggiornato il registro delle vittime del bombardamento, che oggi comprende 353.639 nomi. Solo nell'ultimo anno sono stati aggiunti oltre quattromila decessi riconducibili agli effetti della bomba atomica, a testimonianza di una tragedia le cui conseguenze continuano a manifestarsi anche a distanza di decenni.

Alla commemorazione ha preso parte anche la prima ministra giapponese Sanae Takaichi, alla sua prima presenza ufficiale all'evento, che ha ribadito l'impegno del Giappone verso i principi di non proliferazione nucleare. Tuttavia, le sue dichiarazioni arrivano in un momento di forte instabilità internazionale, caratterizzato dall'aumento delle tensioni geopolitiche e dal rilancio delle politiche di riarmo in diverse aree del mondo.

Il richiamo alla pace assume infatti un significato ancora più forte dopo il mancato accordo raggiunto nei mesi scorsi durante la Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare. Per la terza volta consecutiva, gli Stati partecipanti non sono riusciti a trovare una posizione condivisa, evidenziando quanto sia difficile costruire un consenso internazionale sul tema del disarmo in un contesto segnato dai conflitti in Ucraina e Medio Oriente.

Anche dall'Europa è arrivato un messaggio nella stessa direzione. Da Vienna, dove nel 2022 si è svolto il primo incontro degli Stati aderenti al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, esponenti politici hanno ribadito la necessità di rafforzare gli sforzi diplomatici per ridurre gli arsenali atomici. Il trattato, entrato in vigore nel 2021, è stato finora firmato da cento Paesi e ratificato da settantacinque, ma resta privo dell'adesione delle principali potenze nucleari.

Con il passare degli anni cresce anche la responsabilità di custodire la memoria degli hibakusha, i sopravvissuti ai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki. Oggi hanno un'età media superiore agli 86 anni e sono circa 91.000 quelli ancora in vita. Le loro testimonianze rappresentano un patrimonio storico e umano prezioso, destinato a diventare sempre più raro, ma fondamentale per ricordare alle nuove generazioni il costo della guerra nucleare.

L'anniversario di Hiroshima non è soltanto una ricorrenza storica. È un monito che attraversa il tempo e richiama la comunità internazionale a una scelta decisiva: trasformare la memoria della più grande tragedia nucleare della storia in un impegno concreto per costruire un futuro fondato sulla pace, sul dialogo e sulla sicurezza collettiva.

06/08/2026

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