La nuova legge elettorale, approvata definitivamente dalla Camera l’8 ottobre 2026, sarà oggetto di una serie di iniziative giudiziarie promosse dalla Rete per un voto libero e uguale. Il gruppo, composto da giuristi, avvocati e cittadini, punta a presentare circa trenta ricorsi in 29 distretti di corte d’appello, con deposito previsto per il 26 ottobre, data di entrata in vigore della normativa.
Al centro delle contestazioni ci sono sei aspetti della riforma: il premio di maggioranza, il calcolo del premio al Senato su base nazionale, il sistema delle preferenze, le disposizioni sulla parità di genere, l’indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio e le regole per la raccolta delle firme necessarie alla presentazione delle liste.
Secondo i promotori, alcune norme potrebbero riproporre problemi già affrontati in passato dalla Corte costituzionale. Il costituzionalista Enrico Grosso ha evidenziato come, negli ultimi vent’anni, l’Italia abbia adottato quattro diverse leggi elettorali, due delle quali dichiarate incostituzionali.
L’obiettivo dei ricorsi, tuttavia, non è ripristinare il sistema precedente, ormai abrogato, ma chiedere una verifica delle singole disposizioni contestate, evitando che un’eventuale pronuncia della Consulta renda inutilizzabile l’intera normativa.
L’avvocato Pietro Adami ha illustrato una possibile tabella di marcia: le prime udienze potrebbero svolgersi a metà gennaio, mentre eventuali ordinanze di rinvio alla Corte costituzionale potrebbero arrivare verso la fine del mese. Si tratta, comunque, di ipotesi ancora da confermare.
L’iniziativa raccoglie il sostegno di oltre 300 personalità provenienti dalla politica, dall’università, dalla cultura e dallo spettacolo, tra cui Romano Prodi, Massimo D’Alema, Pierluigi Bersani e Rosy Bindi. Saranno ora i tribunali e, se coinvolta, la Corte costituzionale a valutare la fondatezza delle questioni sollevate.
12/10/2026







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