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IRAN-USA, TENSIONE ALTA TRA MINACCE ALL’EUROPA E SPIRAGLI DI DIALOGO

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Sale la tensione sul dossier iraniano, mentre si intrecciano nuove sanzioni statunitensi, avvertimenti diretti all’Unione Europea e, allo stesso tempo, aperture condizionate al dialogo con Washington. Un quadro instabile, in cui diplomazia e deterrenza militare procedono parallelamente.

A Washington il presidente Donald Trump mantiene una linea ambigua ma esplicita: l’Iran, ha detto, “vuole fare un accordo”, ma l’esito resta incerto. Alla domanda su eventuali scadenze per un’intesa, Trump ha risposto che “solo loro lo sanno per certo”. Intanto, ha confermato che una “grande armata” americana, con un numero crescente di navi, si sta dirigendo verso l’area iraniana. “Speriamo di raggiungere un accordo – ha aggiunto – se accadrà, bene. Altrimenti vedremo cosa succederà”, sottolineando comunque l’auspicio che non si arrivi a un intervento militare.

Teheran: sì ai colloqui, ma “solo se equi”

Dal fronte iraniano il messaggio è duplice. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato che l’Iran è pronto a sedersi al tavolo negoziale con gli Stati Uniti, a patto che il confronto sia “equo” e tuteli i “diritti legali” della Repubblica islamica. “Non abbiamo mai cercato l’arma nucleare”, ha ribadito Araghchi da Istanbul, durante una conferenza stampa congiunta con l’omologo turco Hakan Fidan.

Allo stesso tempo, però, il capo della diplomazia iraniana ha avvertito: “Siamo pronti per i negoziati, ma anche pronti per la guerra”. Un conflitto, ha aggiunto, trascinerebbe l’intera regione. Araghchi ha inoltre escluso dal negoziato qualsiasi discussione su missili e sistemi di difesa, definiti non negoziabili perché legati alla sicurezza nazionale.

La Turchia si offre come mediatrice

In questo scenario si inserisce la Turchia, che prova a ritagliarsi un ruolo diplomatico. Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha espresso la disponibilità di Ankara a mediare tra Iran e Stati Uniti per ridurre le tensioni e favorire una soluzione. Erdogan ha affrontato il tema in una telefonata con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e ha poi incontrato ad Istanbul lo stesso Araghchi.

Nuove sanzioni Usa e l’asse con Mosca

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno annunciato nuove sanzioni contro l’Iran. Nel mirino sono finiti il ministro dell’Interno Eskandar Momeni, alcuni comandanti delle Guardie Rivoluzionarie e due società di servizi finanziari, Zedcex Exchange e Zedxion Exchange. “Continueremo a colpire le reti iraniane e l’élite dell’Iran”, ha dichiarato il segretario al Tesoro Scott Bessent.

Sul piano internazionale, Teheran rafforza anche il dialogo con Mosca: il presidente russo Vladimir Putin ha ricevuto il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, Ali Larijani, in visita ufficiale in Russia.

Lo scontro con l’Unione Europea

Il fronte europeo appare sempre più teso. Dopo la risoluzione dell’Ue che designa il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc) come organizzazione terroristica, Teheran ha reagito con durezza. Larijani ha avvertito che, secondo una decisione dell’assemblea consultiva islamica, gli eserciti dei Paesi coinvolti nella risoluzione europea potrebbero essere considerati “terroristi”, con conseguenze dirette per gli Stati interessati.

Anche lo Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane ha condannato la decisione dell’Ue, definendola “ostile e provocatoria”, mentre il Ministero degli Esteri di Teheran l’ha bollata come “illegale, ipocrita e al servizio di Israele e dei suoi sostenitori negli Stati Uniti”.

Tra minacce, sanzioni e tentativi di mediazione, il dossier iraniano resta dunque uno dei principali focolai di instabilità geopolitica. Con una costante: il confine tra negoziato e confronto aperto appare sempre più sottile.

30/01/2026

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