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GOLFO DI TARANTO, SCOPERTO KILLER DELLE NACCHERE DI MARE

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La ricerca di due team dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro guidati da Domenico Otranto, professore di Parassitologia e Malattie Parassitarie e Direttore del Dipartimento di Medicina Veterinaria, e Angelo Tursi, professore di Ecologia del Dipartimento di Biologia, in collaborazione  con la Prof.ssa Marialetizia Fioravanti e la Dr.ssa Perla Tedesco (Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie, dell’Università di Bologna) ha svelato il segreto della mortalità di migliaia di Pinna nobilis presenti nel Golfo di Taranto (Mar Ionio).

Anche nota come nacchera, pinna comune, cozza penna o stura, Pinna nobilis è il più grande mollusco bivalve del Mar Mediterraneo. Gli esemplari di P. nobilis vivono ad una profondità che si aggira tra 0,5 e 60 m e possono raggiungere l’età di 27 anni e le dimensioni di 120 cm.

“Questa è una specie endemica delle nostre acque che svolge un importante ruolo per l’ecosistema marino: filtra grandi volumi di acqua e fornisce un substrato idoneo alla crescita di altri organismi. Si tratta di una specie bentonica, il cui corpo, di forma triangolare, presenta l’apice infisso nella sabbia o, in genere, nei sedimenti ed è ancorato al substrato, spesso rappresentato dalle praterie di Posidonia oceanica, mediante l’ausilio del bisso marino prodotto in grande quantità dalla stessa nacchera”, ha spiegato il Prof. Tursi, da anni impegnato nello studio di questo interessantissimo bivalve.

Recentemente sono stati registrati, in Spagna, episodi di alta mortalità in diverse popolazioni di P. nobilis. Successivamente, dopo un breve silenzio invernale, la moria è ricominciata nell’estate 2018, interessando, questa volta, esemplari presenti in Italia, in Francia e, ancor più di recente, in Grecia. In seguito a questi episodi di alta mortalità, che hanno impoverito le popolazioni selvatiche di questa specie, P. nobilis è da considerarsi, ad oggi, specie fortemente vulnerabile e a rischio di estinzione di numerose aree del bacino mediterraneo.

Nell’ultimo anno sono improvvisamente morti più di 7000 esemplari nel solo Mar Piccolo di Taranto ma questa moria dovuta alla parassitosi, ha interessato ampie aree del Golfo di Taranto nonché numerose aree italiane, comprese Aree Marine Protette come Porto Cesareo e Tavolara. La causa di morte di questo bivalve è stata quindi studiata presso i laboratori di parassitologia del Dipartimento di Medicina Veterinaria dove gli esemplari di P. nobilis sono stati analizzati con metodiche di diagnosi molecolare all’avanguardia. “In seguito ad analisi parassitologiche, batteriologiche ed istopatologiche effettuate su esemplari moribondi di P. nobilis campionati dal Mar Piccolo di Taranto, è stata osservata la presenza di un protozoo flagellato del genere Haplosporidium”  spiega Rossella Panarese (dottoranda di ricerca in Parassitologia) e primo Autore di un lavoro internazionale in stampa su Journal of Invertebrate Pathology.

09/04/2019

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