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TENSIONE NEL GOLFO

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Nuova escalation nel Golfo Persico dopo il fallimento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran a Islamabad. Il presidente americano Donald Trump ha annunciato l’avvio di un blocco navale nello Stretto di Hormuz, uno dei punti strategici più delicati per il traffico energetico mondiale.

La decisione arriva in un clima già fortemente deteriorato e segna un ulteriore passo verso lo scontro diretto. “Gli Stati Uniti fermeranno qualsiasi nave che paghi un pedaggio a Teheran”, ha dichiarato Trump, precisando che alcune nazioni, tra cui la Gran Bretagna, starebbero inviando dragamine nella regione.

Il presidente americano ha anche lanciato un duro avvertimento all’Iran: qualsiasi tentativo di violare il blocco sarà affrontato con la forza. “Se una qualsiasi delle ‘navi veloci’ dovesse avvicinarsi anche solo lontanamente al nostro blocco, verrà immediatamente eliminata, in modo rapido e brutale”, ha scritto sul suo social Truth.

Parallelamente, Trump ha alzato il livello dello scontro anche sul piano economico e geopolitico, minacciando la Cina con dazi fino al 50% nel caso in cui dovesse fornire armi a Teheran. Secondo indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, l’amministrazione americana starebbe inoltre valutando la ripresa di attacchi mirati contro obiettivi iraniani.

Dal fronte europeo emergono però divisioni. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha preso le distanze dall’iniziativa statunitense, chiarendo che il Regno Unito “non sostiene il blocco navale”. Una posizione che evidenzia le crepe nel fronte occidentale di fronte alla crisi.

Dura la reazione iraniana. Il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha minacciato pesanti conseguenze economiche, invitando i cittadini occidentali a “godersi gli attuali prezzi alla pompa”, perché presto – ha detto – rimpiangeranno i 4-5 dollari al gallone.

Intanto, i mercati registrano immediatamente l’impatto della crisi: il prezzo del petrolio ha superato i 104 dollari al barile, mentre quello del gas è balzato di oltre il 10%. Un segnale evidente delle preoccupazioni globali per una possibile interruzione delle forniture energetiche.

Sul piano internazionale cresce anche la tensione in Medio Oriente. Secondo un sondaggio, circa due terzi degli israeliani si dichiarano favorevoli alla prosecuzione della guerra, contribuendo a un quadro regionale sempre più instabile.

Con il blocco dello Stretto di Hormuz, arteria fondamentale per il commercio mondiale di petrolio, il rischio di un’escalation militare su larga scala appare oggi più concreto che mai.

13/04/2026

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