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UNO SGUARDO CRITICO SUL 25 APRILE.

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É dai primi momenti di attività democratica dopo la seconda guerra mondiale che nel nostro paese si celebra in maniera religiosa e quasi dogmatica la liberazione dell’Italia dall’occupante tedesco e dal suo amico fascista. Ma nessuno si chiede se la fine della resistenza sia coincisa o meno con una libertà reale, intesa come indipendenza da qualsiasi altro paese straniero e che mettesse al centro gli interessi del popolo Italiano.
 In questa festività di metà aprile si odono canti celebrativi che inneggiano all’eroico partigiano che ha rischiato la vita nella lotta, per mandare l’occupante teutonico oltre le Alpi. Ma si ignora che a sgomberare il nostro suolo dai Tedeschi e dai combattenti di Saló furono gli alleati Anglo-Americani con una partecipazione minoritaria dei partigiani Italiani, partecipazione più simbolica che pratica. In quei giorni l’Italia non fu liberata ma passò da un’occupazione a un’altra. Da quel momento in poi la nostra terra é stata invasa da basi militari statunitensi e la nostra politica ha cominciato a dipendere dagli interessi di Washington. Il destino del nostro paese già era stato deciso alla conferenza di Jalta e l’Italia si trovò di fatto a dipendere da un’altra potenza straniera. Almeno per tutta la prima repubblica le uniche forze politiche a poter salire al governo furono quelle allineate agli interessi del blocco occidentale escludendo la destra e la sinistra dal potere anche con metodi loschi e oscuri (vedi gli accadimenti negli anni di piombo con lo “Stay behind”e l’organizzazione “Gladio” che alimentarono con la strategia della tensione il terrore per portare i consensi verso le forze governative).
 In questa staffetta dell’occupante la figura che sembrerebbe rimanere più pulita sarebbe quella dell’eroico partigiano. Furono i partigiani comunisti e socialisti che guardavano al sol dell’avvenire... furono loro ad amare così tanto la libertà al punto di voler consegnare il paese in mano a forze politiche vicine all’Unione sovietica e vicine a uno dei dittatori più sanguinosi della storia. Non é un segreto che “l’incontestabile” Togliatti fosse un amico di Stalin.
 Vedendo i canti partigiani di area social comunista si può capire che l’idea di quei combattenti era far sfociare la resistenza in una rivoluzione rossa che avrebbe dovuto portare al comunismo, la peggiore malattia politica del ‘900. Se si legge il testo della canzone “soffia il vento” si può vedere come il fine della resistenza fosse “conquistare la rossa primavera, dove sorge il sol dell’avvenire”. Quindi il fine della lotta contro il fascista non era la libertà, bensì la rivoluzione sociale.
Il desiderio dei partigiani rossi, compreso l’incriticablile futuro presidente Pertini, era rendere possibile il comunismo in Italia entrando in un’ottica filo stalinista e liberticida.
 L’unico vero motivo per cui si festeggia il 25 aprile é perché esaltando l’antifascismo si celebra l’unico aspetto che hanno avuto in comune le forze che diedero vita alla prima repubblica. L’unica cosa che riuscì ad accomunare democristiani, comunisti e socialisti fu la resistenza e l’antifascismo. É una celebrazione fine a se stessa dei movimenti politici che si riunirono nell’assemblea costituente nel dopoguerra, ma si dovrebbe smettere di parlare di liberazione.
 Il fine di questo intero discorso non é cadere in una banale apologia del fascismo poiché anch’essa risulterebbe acritica e miope. Bisognerebbe solamente rivedere in maniera più critica questa festa, perché il 25 aprile 1945 l’Italia non venne liberata e non tutti quelli che combatterono i fascisti lo fecero in nome della Libertà.

26/04/2020

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