A quattro anni dal massacro di Bucha, i ministri degli Esteri dell’Unione europea – con l’eccezione dell’Ungheria – si sono riuniti nella città simbolo delle atrocità del conflitto per ribadire il sostegno a Kiev.
Presente anche il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, che ha sottolineato l’importanza della memoria: “Onoriamo le vittime e ribadiamo il nostro impegno”, ha dichiarato durante la commemorazione.
Una dichiarazione a 26
Al termine dell’incontro, i 26 Paesi membri hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui ribadiscono un impegno “incrollabile” a sostenere l’Ucraina, sia sul piano politico sia su quello militare ed economico.
L’assenza di Budapest evidenzia ancora una volta le divisioni interne all’Unione europea sulla gestione del conflitto e sui rapporti con Russia.
Nuove tensioni sul campo
Mentre la diplomazia europea si muove sul piano simbolico e politico, sul terreno continuano le operazioni militari. Secondo quanto riferito, droni ucraini hanno colpito e danneggiato infrastrutture nel porto di Ust-Luga, sul Mar Baltico, nella Russia nord-occidentale.
L’attacco rappresenta un segnale della capacità di Kiev di colpire obiettivi strategici anche lontano dalla linea del fronte.
Mosca chiude alla tregua
Sul fronte diplomatico, il Cremlino ha respinto l’ipotesi di una tregua in occasione della Pasqua, raffreddando le speranze di una pausa nei combattimenti.
La posizione di Mosca conferma la difficoltà di avviare negoziati concreti in una fase in cui entrambe le parti continuano a puntare su operazioni militari per rafforzare la propria posizione.
Memoria e guerra, un equilibrio fragile
La visita a Bucha assume un forte valore simbolico per l’Europa, che tenta di tenere insieme il ricordo delle vittime con la necessità di sostenere l’Ucraina in un conflitto ancora lontano da una soluzione.
Tra divisioni interne all’UE, attacchi sul campo e spiragli diplomatici che si chiudono, il quadro resta incerto, mentre la guerra continua a segnare profondamente il continente.
31/03/2026







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