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ALPI: UNO STUDIO SUL RITIRO DEI GHIACCIAI

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Nel settore italiano dei Tauri occidentali, i ghiacciai montani rappresentano circa il 95% dei ghiacciai. La grande riduzione delle loro dimensioni indicata da questo studio, unita alla scomparsa già in corso dei 26 ghiacciai più piccoli (e per questo non trattati dal modello), significherebbe l'estinzione di quasi la totalità degli esistenti ghiacciai entro la fine di questo secolo, lasciando sopravvivere forse solo i tre ghiacciai vallivi che mostrano riduzioni più contenute rispetto ai ghiacciai montani.
 
Questo il quadro che emerge dal nuovo studio degli Istituti di scienze marine e di scienze dell’atmosfera e del clima CNR pubblicato sul Journal of Glaciology stima una forte riduzione di lunghezza, entro il 2100, dei ghiacciai del settore più settentrionale delle Alpi italiane. In quest'area, daI 1982 ad oggi, registrano una diminuzione complessiva di superficie del 40% ed entro il 2100 le proiezioni del modello indicano una riduzione di lunghezza dei ghiacciai montani superiore al 35% con una riduzione della superficie maggiore del 60%

I ricercatori del Cnr hanno utilizzato un modello matematico per stimare il comportamento di questi ghiacciai nel caso di un aumento di temperatura di 2,7 °C entro il 2100. “Questo aumento di temperatura è compatibile per l'area di studio con lo scenario di emissione individuato dal Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico e noto con la sigla A1B, che descrive un futuro con una crescita economica molto rapida e un sistema energetico caratterizzato da un sostanziale equilibrio tra combustibili fossili e altre fonti”, prosegue Stefano Zecchetto, che ha curato la parte modellistica. “Entro il 2100 le proiezioni del modello indicano un comportamento diverso per i ghiacciai di tipo montano o vallivo. La riduzione di lunghezza dei ghiacciai montani risulta superiore al 35% (Fig. 4) con una riduzione della superficie maggiore del 60%. Ma questa riduzione rappresenta un valore limite oltre il quale i ghiacciai si frammenteranno in unità più piccole con un conseguente aumento della velocità di fusione a parità di condizioni climatiche”.

14/06/2019

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