Il Brasile, domenica 30 ottobre, è andato al ballottaggio per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica Federale. A quasi un mese dal primo turno delle presidenziali, si sono sfidati l’uscente Jair Bolsonaro e l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva: il 2 ottobre avevano ricevuto, rispettivamente, il 43,3% e il 48,2% delle preferenze.
Gli oltre 156 mln di brasiliani hanno confermato la spaccatura emersa durante la prima votazione. Dopo dodici anni dal suo secondo mandato, avendo ricoperto la carica dal 2003 al 2010, il vincitore è stato Lula da Silva, della coalizione di sinistra, con il 50,77% dei voti, mentre Bolsonaro, del partito di destra, ha ricevuto il 49,23%.
Durante queste settimane, i due avversari hanno portato avanti un’accanita campagna elettorale, caratterizzata da offese, pesanti accuse di aver mentito ai propri elettori e puntando il dito, l’uno contro l’altro, di essere a favore dell’aborto, uno dei punti chiave della propaganda politica, assieme all’ambiente e all’economia. In Brasile il tasso di povertà è alle stelle: secondo l’Onu, su circa 210 mln di abitanti, “33 mln di persone affrontano un’insicurezza alimentare ‘grave’”.
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